L’amianto continua a rappresentare uno dei principali rischi professionali nei luoghi di lavoro, nonostante il suo utilizzo sia vietato in Italia dal 1992 con la Legge n. 257. Il problema, oggi, non è legato alla produzione o all’immissione sul mercato, ma alla presenza diffusa di materiali contenenti amianto (MCA) in edifici, impianti e infrastrutture realizzate prima del divieto.
Proprio per questo motivo l’Unione Europea ha deciso di rafforzare ulteriormente la tutela dei lavoratori esposti, introducendo nuove regole più stringenti che l’Italia ha recepito con il D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 213, in vigore dal 24 gennaio 2026, che modifica il Titolo IX, Capo III del D.Lgs. 81/2008.
Le novità non riguardano soltanto il valore limite di esposizione, ma incidono in modo sostanziale anche sui criteri di campionamento e sui metodi di analisi delle fibre di amianto aerodisperse, segnando un vero cambio di approccio nella valutazione del rischio.
Perché era necessario aggiornare la normativa
Le evidenze scientifiche più recenti hanno dimostrato che anche esposizioni a bassissime concentrazioni di fibre di amianto possono comportare un rischio significativo per la salute, soprattutto in caso di esposizioni ripetute o prolungate nel tempo. Le patologie asbesto-correlate, come il mesotelioma, non presentano una soglia di sicurezza certa.
Il quadro normativo precedente, pur avanzato, si basava su limiti e metodologie che oggi risultano parzialmente superati dal punto di vista tecnico. Da qui la necessità di:
- ridurre drasticamente il valore limite di esposizione;
- migliorare la qualità delle misurazioni;
- rendere più affidabile la valutazione del rischio reale per i lavoratori.
Il nuovo valore limite di esposizione
Una delle modifiche più rilevanti introdotte dal D.Lgs. 213/2025 è la riduzione del valore limite di esposizione professionale all’amianto:
- prima: 0,1 fibre/cm³ (media ponderata su 8 ore);
- ora: 0,01 fibre/cm³ (media ponderata su 8 ore).
Si tratta di una riduzione di dieci volte rispetto al limite precedente. Questo abbassamento rende necessario un livello di precisione molto più elevato nella misurazione delle fibre aerodisperse, motivo per cui la normativa interviene anche sui metodi di campionamento e analisi.
Individuazione preventiva dell’amianto
Prima di avviare qualsiasi attività che possa comportare esposizione ad amianto (manutenzioni, ristrutturazioni, demolizioni, bonifiche), il datore di lavoro è tenuto a verificare la possibile presenza di MCA.
Questa verifica può avvenire attraverso:
- analisi documentale (progetti, libretti tecnici, certificazioni);
- sopralluoghi tecnici mirati;
- campionamenti su materiali sospetti, effettuati da personale qualificato.
La valutazione preventiva assume un ruolo ancora più centrale alla luce dei nuovi limiti, perché riduce il rischio di esposizioni accidentali e consente di pianificare correttamente le misure di prevenzione.
Campionamento dell’amianto aerodisperso: cosa cambia davvero
Uno degli aspetti più innovativi della nuova disciplina riguarda il modo in cui viene misurata la concentrazione di fibre di amianto nell’aria. Non si tratta solo di “quanto” amianto è presente, ma di come lo si rileva.
Dal metodo tradizionale alla necessità di maggiore precisione
Storicamente, il metodo più utilizzato è stato la Microscopia Ottica a Contrasto di Fase (MOCF o PCM). Questo metodo consente di contare le fibre visibili al microscopio ottico secondo criteri dimensionali standardizzati.
Tuttavia, la MOCF presenta limiti tecnici importanti:
- non è in grado di rilevare le fibre più sottili;
- non consente di distinguere con certezza le fibre di amianto da altre fibre minerali o artificiali;
- diventa poco affidabile quando si lavora su concentrazioni molto basse, come quelle previste dal nuovo limite di 0,01 fibre/cm³.
Per questi motivi, la normativa europea e il recepimento italiano introducono un progressivo superamento dell’approccio basato esclusivamente sulla microscopia ottica.
Microscopia elettronica: il nuovo riferimento tecnico
La normativa individua nella microscopia elettronica il metodo di riferimento per il futuro, in particolare:
- SEM (Scanning Electron Microscopy);
- TEM (Transmission Electron Microscopy).
Queste tecniche permettono di:
- rilevare fibre di dimensioni molto inferiori rispetto alla metodologia MOCF;
- identificare chimicamente le fibre, distinguendo l’amianto da materiali non pericolosi;
- ottenere risultati più affidabili alle basse concentrazioni.
La microscopia elettronica rappresenta quindi uno strumento essenziale per verificare il rispetto dei nuovi valori limite e per garantire una valutazione del rischio realmente efficace.
Periodo transitorio e scadenze
La direttiva ha previsto un periodo di transizione per consentire a imprese, laboratori e professionisti di adeguarsi gradualmente.
- fino al 21 dicembre 2029 è ancora possibile utilizzare la microscopia ottica, ma solo come metodo transitorio;
- entro tale data, i controlli dovranno basarsi su metodi idonei a rilevare le fibre più sottili, quindi su microscopia elettronica o tecniche equivalenti.
Questo significa che già oggi è fortemente consigliato orientarsi verso laboratori e procedure compatibili con i futuri requisiti, per evitare criticità in caso di controlli o contenziosi.
Implicazioni operative per le aziende
L’evoluzione dei metodi di campionamento comporta ricadute pratiche significative:
- maggiore attenzione nella progettazione dei campionamenti (durata, volume d’aria, posizionamento);
- scelta di laboratori qualificati e aggiornati dal punto di vista tecnologico;
- interpretazione dei risultati più tecnica e meno approssimativa;
- aggiornamento della valutazione del rischio e del DVR.
Non si tratta semplicemente di un aumento dei costi, ma di un miglioramento sostanziale della qualità della prevenzione.
Formazione e sorveglianza sanitaria
Accanto agli aspetti tecnici, restano centrali:
- la formazione specifica dei lavoratori esposti o potenzialmente esposti;
- l’informazione sui rischi e sulle procedure operative;
- la sorveglianza sanitaria mirata, calibrata sui nuovi livelli di esposizione.
La formazione assume un ruolo ancora più importante, perché la gestione del rischio amianto richiede competenze aggiornate e consapevolezza delle nuove metodologie di controllo.
Conclusioni
Le modifiche introdotte nel 2025 segnano un cambio di passo nella gestione del rischio amianto. La riduzione del valore limite di esposizione e l’evoluzione dei metodi di campionamento spostano l’attenzione dalla mera conformità formale a una valutazione del rischio più accurata e scientificamente solida.
Per le aziende e i professionisti della sicurezza, adeguarsi significa investire in competenze, strumenti e procedure più avanzate, con un obiettivo chiaro: tutelare in modo più efficace la salute dei lavoratori e ridurre il rischio di esposizioni non controllate.
Un approccio corretto oggi consente non solo di rispettare la normativa, ma anche di affrontare il futuro con maggiore serenità e responsabilità.
