Perché oggi si parla di Crans-Montana anche in Italia
La tragedia avvenuta a Crans-Montana ha rappresentato un punto di svolta nel modo di guardare alla sicurezza dei luoghi aperti al pubblico, in particolare nei contesti di intrattenimento, ristorazione e aggregazione. Un evento drammatico che ha riportato al centro dell’attenzione un tema spesso sottovalutato: la gestione reale dell’affollamento, delle emergenze e delle responsabilità organizzative, al di là del semplice rispetto formale delle norme.
Anche se l’episodio si è verificato all’estero, le sue conseguenze hanno avuto un forte impatto emotivo in tutti i paesi, Italia inclusa, che ha portato a chiedersi se le norme vigenti fossero adeguate, chiare e comprensibili. Col fine di fare chiarezza, le autorità competenti hanno pubblicato una circolare di riepilogo (circolare 674 del 15 gennaio 2026), con la quale si cerca di fare chiarezza sullo stato normativo di attività ibride, come bar e ristoranti, che in determinate condizioni possono trasformarsi in luoghi di trattenimento; la distinzione non è da poco, perché può comportare l’assoggettabilità o meno alle procedure di prevenzione incendi, e portare all’uso di normative ben diverse tra loro a seconda del contesto.
Il contesto normativo italiano
Tradizionalmente, bar e ristoranti non rientrano tra le attività soggette agli adempimenti di prevenzione incendi previsti dal D.P.R. 151/2011, diversi chiarimenti nel corso degli anni hanno ribadito questa interpretazione.
L’attività è soggetta ai controlli dei Vigili del Fuoco nei casi di locali di intrattenimento, pubblico spettacolo, e in generale quando l’attività prevalentemente svolta all’interno non è la somministrazione di cibi o bevande, ma l’intrattenimento vero e proprio.
Questo ha spesso portato i gestori a ritenere (spesso erroneamente) che i bar e i ristoranti fossero “a basso rischio” anche sotto il profilo antincendio, limitando l’attenzione agli aspetti più evidenti come estintori, cartellonistica o formazione minima del personale.
In realtà, già prima degli ultimi chiarimenti normativi, il quadro legislativo italiano prevedeva obblighi precisi in capo al datore di lavoro, soprattutto per quanto riguarda:
- la valutazione del rischio incendio;
- la gestione dell’emergenza;
- la tutela non solo dei lavoratori, ma di tutte le persone presenti nei locali.
La tragedia di Crans-Montana ha accelerato un processo di chiarimento che oggi rende più difficile ignorare queste responsabilità.
Bar, ristoranti e locali di pubblico spettacolo: una distinzione non sempre chiara
Uno degli elementi centrali emersi dopo Crans-Montana riguarda la corretta classificazione delle attività. In Italia la distinzione tra bar/ristoranti e locali di pubblico spettacolo non dipende solo dalla denominazione dell’attività, ma dalla sua funzione prevalente e dalle modalità di utilizzo degli spazi.
Un bar o un ristorante può rimanere tale finché l’attività principale è la somministrazione di alimenti e bevande. Tuttavia, la situazione cambia quando entrano in gioco fattori come:
- musica ad alto volume;
- eventi organizzati;
- intrattenimento strutturato;
- aumento significativo dell’affollamento;
- modifica del layout interno.
In questi casi, anche senza trasformarsi formalmente in una discoteca o sala da ballo, l’attività può assumere caratteristiche assimilabili ai locali di pubblico spettacolo, con conseguenze rilevanti in termini di sicurezza antincendio.
Cosa è cambiato dopo Crans-Montana: il nuovo approccio delle autorità
A seguito della tragedia, le autorità hanno posto l’accento su un concetto chiave: non basta guardare all’inquadramento amministrativo dell’attività, ma occorre valutare come il locale viene effettivamente utilizzato.
Questo approccio si traduce in alcuni principi fondamentali:
- la sicurezza deve essere progettata sulla base degli scenari reali;
- l’affollamento va considerato nella sua massima configurazione prevedibile;
- la gestione dell’emergenza deve essere coerente con la presenza di pubblico.
Ne deriva una maggiore attenzione verso quelle attività che, pur non essendo formalmente soggette al D.P.R. 151/2011, presentano rischi comparabili a quelli dei locali di intrattenimento.
Il ruolo centrale della valutazione del rischio incendio
Oggi la valutazione del rischio incendio rappresenta lo strumento cardine per la sicurezza di bar e ristoranti. Non si tratta di un adempimento burocratico, ma di un’analisi concreta che deve essere sviluppata secondo i criteri previsti dalla normativa vigente tenendo conto di diversi fattori, quali:
- individuazione dei pericoli di incendio;
- caratteristiche dei locali;
- materiali presenti;
- impianti installati;
- modalità di esercizio;
- presenza e comportamento del pubblico.
A seguito di quanto emerso della valutazione, sarà il professionista antincendio a individuare le corrette strategie antincendio da adottare, in ottemperanza alle specifiche regole tecniche di prevenzione incendi, al Codice di Prevenzione Incendi o, se consentito, al cosiddetto “mini Codice”, applicabile qualora l’attività risulti effettivamente “a basso rischio”.
Affollamento e occupanti: un cambio di prospettiva decisivo
Uno degli insegnamenti più importanti emersi dopo Crans-Montana riguarda il concetto di “occupanti”. Non si parla più solo di lavoratori, ma di tutte le persone presenti nel locale a qualsiasi titolo.
Questo significa che, nella pianificazione della sicurezza antincendio, devono essere considerati:
- clienti;
- visitatori;
- fornitori;
- persone con esigenze speciali.
L’affollamento non è più un dato teorico: sottovalutarlo può portare a conseguenze tragiche.
Da tale parametro viene infatti progettato il sistema di esodo (dimensionamento dei percorsi, procedure di emergenza, numero di uscite, formazione degli addetti antincendio, ecc.), che rappresenta la principale via di salvezza quando è necessario garantire una rapida evacuazione dei locali.
Piano di emergenza: quando è obbligatorio e perché è fondamentale
Le recenti indicazioni chiariscono che il piano di emergenza non è legato esclusivamente al numero di lavoratori, ma anche al numero complessivo di persone presenti.
In particolare, il piano diventa obbligatorio quando:
- sono presenti almeno 10 lavoratori;
- il locale è aperto al pubblico con più di 50 persone presenti contemporaneamente;
- l’attività rientra tra quelle soggette ai controlli di prevenzione incendi.
Il piano di emergenza deve essere uno strumento operativo, conosciuto dal personale e adattato alle reali condizioni di esercizio dell’attività.
Il ruolo degli addetti antincendio nei pubblici esercizi
Un altro aspetto rafforzato dopo Crans-Montana riguarda il ruolo degli addetti al servizio antincendio. Non si tratta solo di figure formate all’uso degli estintori, ma di persone che devono:
- vigilare sulle condizioni di sicurezza;
- prevenire comportamenti a rischio;
- gestire l’evacuazione in caso di emergenza;
- supportare gli occupanti con esigenze speciali.
La loro presenza numerica e la loro formazione devono essere coerenti con lo scenario di rischio del locale.
DVR e sicurezza antincendio: due strumenti diversi ma complementari
Un errore frequente è confondere la valutazione del rischio incendio con il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). In realtà, si tratta di due strumenti distinti ma strettamente collegati.
Il DVR tutela la salute e la sicurezza dei lavoratori, mentre la sicurezza antincendio è orientata alla tutela di tutte le persone presenti. Tuttavia, la presenza del pubblico influisce anche sull’organizzazione del lavoro e, di conseguenza, sui rischi per i lavoratori.
Dopo Crans-Montana, questo collegamento è diventato ancora più evidente.
Cosa devono fare oggi i gestori di bar e ristoranti
Alla luce delle nuove indicazioni, i gestori dovrebbero:
- rivedere la valutazione del rischio incendio;
- analizzare i picchi di affollamento;
- verificare la coerenza del layout;
- aggiornare le procedure di emergenza;
- formare adeguatamente il personale.
Non si tratta solo di evitare sanzioni, ma di tutelare persone, attività e responsabilità imprenditoriali.
Dalla tragedia alla prevenzione: una lezione da non ignorare
La tragedia di Crans-Montana ha dimostrato come la sottovalutazione di aspetti organizzativi e gestionali possa trasformare un evento ordinario in una situazione drammatica.
Oggi la normativa e gli indirizzi applicativi chiedono un cambio di mentalità: la sicurezza non è un costo, ma un investimento che tutela la vita umana e la continuità dell’attività.
Per bar e ristoranti, questo significa adottare un approccio consapevole e proattivo alla prevenzione incendi, andando oltre il minimo indispensabile e costruendo sistemi di sicurezza realmente efficaci.